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47esima edizione del “Premio Suzzara”, cittadina mantovana a pochi passi dal fiume Po.

Scritto da il 19 Set 2011/ 13:32. Letto 1.285 volte. Registrato sotto Cronache, In evidenza, Italia, Mostre. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

(dal nostro corrispondente Valentina Bigi)

1948: Ettore Gian Ferrari e Dino Villani consegnano la forma di formaggio a Giuseppe Gorni - dal sito Premio Suzarra: http://www.premiosuzzara.it/

47esima edizione per il “Premio Suzzara”, la rassegna artistica che prende il nome dalla cittadina mantovana a pochi passi dal fiume Po. L’esposizione si è presentata al pubblico con l’obiettivo precipuo di rinsaldare i rapporti, a tratti logori, tra Premio, museo e territorio. Suddivisa in due sezioni sospese tra passato e futuro, la mostra rimarrà aperta fino al prossimo 23 ottobre.
Vivide e struggenti nella loro semplicità, le foto dei suzzaresi, scattate nel 1974 da Alessandro Algandi e Dario De Sanctis, sono lì a testimoniare che il Premio Suzzara è ancora vivo, in barba agli anni trascorsi, e respira grazie a sempre nuove generazioni di artisti. Un avamposto aperto sul presente ma che lascia spazio alla riflessione sul passato: così si è presentata al pubblico, sabato mattina, la 47esima edizione della rassegna, allestita dall’associazione “Metamusa” di Gallarate (Varese) presso la sede della Galleria del Premio (ribattezzata per l’occasione “Casamatta”) a Suzzara, in via Don Bosco.
Nato nel 1948 da una felice intuizione di Dino Villani, il padre della pubblicità in Italia (sua la nota “M” del marchio Motta), dello scrittore e cineasta Cesare Zavattini e dell’allora sindaco Tebe Mignoni, il Premio Suzzara si distingueva dalle altre rassegne artistiche per due singolari aspetti: la giuria, innanzitutto, non doveva essere composta solo da esperti galleristi ma anche da un operaio, un impiegato e un contadino, come precisa volontà di rendere l’arte non elitaria bensì accessibile e comprensibile anche alle classi sociali meno agiate; in linea con questa scelta, quella di offrire, come premi, i prodotti del territorio: un vitello o un puledro, vino, formaggi, polli e uova. «Un’idea spettacolare che si calava perfettamente in una realtà agricolo-industriale come quella suzzarese – racconta Marco Panizza, conservatore della Galleria civica d’arte contemporanea, – carica di una forte valenza simbolica in quanto equiparava il valore dei prodotti del lavoro artistico con quello dei prodotti del lavoro contadino e operaio. Villani condensò tutto questo nello slogan “Un vitello per un quadro, non abbassa il quadro: innalza il vitello”». Dopo una pausa di oltre un decennio che vede Suzzara orfana del suo Premio, nel 2002 apre al pubblico il Museo Galleria del Premio Suzzara, custode di un patrimonio di oltre ottocento opere acquisite nel corso degli anni, lasciate, fra gli altri, da Renato Guttuso, Giulio Turcato, Mauro Staccioli, Gianfranco Pardi, Gianni Colombo, e molti altri.
«Quest’anno abbiamo voluto proporre ai suzzaresi non un Premio tradizionale ma una rilettura completa della loro storia e del loro museo – spiega Emma Zanella, curatrice dell’esposizione insieme ad Alessandro Castiglioni. – A tale scopo abbiamo ricreato da zero gli allestimenti, per mostrare come il Premio Suzzara non rappresenti solo la storia del realismo sociale, ma anche, più in generale, un periodo popolato da artisti che hanno contribuito a ridefinire il museo ed il Premio stesso. Questa edizione 2011 – conclude Zanella – vuole aprire un confronto con la città, in modo da farla dialogare con gli artisti e le opere. Stiamo tracciando una strada per il futuro, una sorta di museo-laboratorio aperto che è molto di più di un’esposizione pittorica alle pareti».
La mostra si suddivide in due sezioni: la prima, dedicata alla storia del Premio Suzzara, con opere mai esposte prima ed una accurata selezione di artisti tra cui Staccioli, Colombo, Veronesi e Cabiati; la seconda, riservata al “nuovo” Premio Suzzara, quello d’avanguardia che si è fatto strada a piccoli passi, e non senza difficoltà, tra gli anni Settanta ed i primi anni Ottanta.
Ad impreziosire l’esposizione, le opere di cinque artisti che, attraverso le loro performance, hanno voluto parlare alla città e al suo tessuto sociale: Umberto Cavenago e Giancarlo Norese con la loro indagine multimediale sulla città del Premio; Mme Duplock e la “porta d’oro”, esempio di arte pubblica installata di fronte alla Chiesa come collegamento simbolico fra culture diverse ma allo stesso tempo elemento di disturbo sul piano urbanistico; Giovanni Morbin, autore delle pagnotte a forma di testa, simbolo dell’emergenza e della quotidianità dell’arte; infine gli scatti fotografici di Andrea Nacciarriti, volutamente fusi con la pittura. Artisti diversi fra loro eppure uguali nel tentativo di ridefinire i rapporti, a tratti usurati, tra Premio, città e territorio.
La mostra rimarrà visibile al pubblico sino al 23 ottobre con i seguenti orari: martedì, giovedì, venerdì e domenica 10 – 12.30/15 -18; sabato 15 – 18. www.premiosuzzara.it.

Valentina Bigi 

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