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Aldo Mucci: a che pro toccare le pensioni degli italiani per salvare l’Euro?

Scritto da il 13 Dic 2011/ 16:01. Letto 640 volte. Registrato sotto Cronache, In evidenza, Lettere, Politica. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Caro direttore,
la riforma Amato del 1992 è la prima riforma del sistema previdenziale dopo molti decenni. La riforma si pone lo scopo di stabilizzare il rapporto tra la spesa previdenziale e il prodotto interno lordo (PIL), introdurre forme di previdenza complementare e integrativa (trattamenti pensionistici complementari), mantenere e garantire un’adeguato trattamento pensionistico obbligatorio per tutti. L’età pensionabile viene elevata da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 anni per le donne. (il tutto discusso in Parlamento, votato e promulgato)
Nel 1995 la riforma Dini recepisce un accordo sottoscritto tra Governo e parti sociali nel 1995. Il sistema di calcolo previdenziale passa dal criterio retributivo (media delle retribuzioni negli ultimi 10 anni di lavoro) al sistema contributivo. (il tutto discusso votato in Parlamento, e promulgato)

La La riforma Prodi del 1997 ha modificato il sistema della riforma Amato del 1992, adeguandolo con i recenti accordi stabiliti tra governo e sindacati e con l’esigenza di riordinare i conti pubblici, al fine di garantire l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea. (il tutto discusso in Parlamento, votato e promulgato)
Quando nel 1992 – 1995 siamo entrati nell’euro abbiamo rinunciato a pensioni che garantissero a chi aveva lavorato molto tempo, di conservare lo stesso tenore di vita.
Oggi, a quanto si evince dalle dichiarazioni del Governo, ci dobbiamo sacrificare per l’euro (con la preoccupazione che ciò non basti a salvare “capra e cavoli”). E pensare che la Ministra Elsa Fornero, in un recente articolo (nelle vesti di docente di Economia all´Università di Torino e coordinatore scientifico del CeRP) affermava che: “il nostro sistema pensionistico è tra i più stabili tra i paesi europei e del mondo, quello più in equilibrio”.

Oggi come ribadisce la segretaria Cgil Camusso: “Non siamo di fronte a una richiesta di rigore sui conti, ma di un cambiamento strutturale del sistema pensionistico, cosa che un governo tecnico non può permettersi. Per fare le grandi riforme bisogna avere un ampio mandato e consenso elettorale”.
Aggiungo; che oggi si avverte nei cittadini la sensazione di impotenza, di smarrimento, di paura del nulla, inteso come vuoto politico.

Aldo Mucci

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