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Arrigo Musti

Scritto da il 24 Ott 2010/ 15:12. Letto 2.376 volte. Registrato sotto Artisti, Galleria Foto. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione
La vicenda artistica del 40enne Arrigo Musti ha ispirato a Piero De Luca, giovane cineasta bagherese, il suo nuovo film Vite a metà.
Musti, ex avvocato, ha iniziato a dipingere all’età di 33 anni. Da autodidatta si è cimentato con lo studio di anatomia e tecniche pittoriche, riscuotendo in breve tempo un consenso internazionale: nel 2008 le sue opere vengono battute alle aste di Christie’s, in occasione delle importanti mostre collettive alla NutHuis Gallery dell’Aia e alla Framers Gallery di Londra.
Un suo quadro, l’Oil Rain II, campeggia nell’ufficio di mr. Serge Brammertz, attuale procuratore capo presso il tribunale delle Nazioni Unite per i crimini nell’ex Jugoslavia.
Musti cerca di cogliere sui volti delle persone, che egli raffigura senza pupille, la gioia nella sofferenza, il potere della seduzione, il conflitto, gravido di significati, tra bene e male, ragione e follia.
Come crea i suoi quadri?

Sono frutto di una lunga meditazione che può sfociare in una serie. Impiego molto tempo a trovare l’ispirazione piuttosto che a realizzare il quadro. Mi piace l’idea di dover meditare, non cedo subito alla tentazione di dipingere.

Dipinge soprattutto figure umane?
Mi piace rappresentare l’espressione dei volti, che sempre nasconde i sentimenti più profondi, la sofferenza di questi uomini e donne, a volte dei bambini che nascono in zone meno fortunate della nostra, dove patiscono delle sofferenze, malgrado ciò queste persone riescono comunque a sorridere. Mi piacciono i contrasti, cerco di evidenziarli nel modo più efficace. In alcune aree del pianeta la vita stessa viene negata, eppure la gioia sembra caratterizzare questi volti.
Come intende l’impegno dell’artista, ad esempio nella serie Acid Rain?
Pur mantenendomi sul piano tradizionale della tecnica ad olio su tela, tento sempre di dare più peso a significati che non ai significanti, perché mi colpisce molto la sofferenza dell’umanità. Acid Rain (o pioggia acida) è iniziata con la tela consegnata al Consolato del Marocco di Palermo che rappresenta Giuba II, principe della Mauritania e alleato dei romani ai tempi di Augusto. La serie vuole rappresentare il rischio della corrosione ad opera di questa pioggia acida, che è metaforica.
Che significa?
La pioggia acida si abbatte sulle statue, corrodendo e rovinando la vestigia comuni che una volta caratterizzavano un Mediterraneo di popoli che non erano necessariamente l’uno contro l’altro armati, ma spesso di una cultura molto più vicina a noi di quanto oggi non possa sembrare.
Le serie Oil and Blood Rain sono state apprezzate in ambito internazionale.
I miei quadri sono stati scoperti dall’ufficio del procuratore Serge Brammertz, in un’esposizione di rilevanza internazionale alla Nuthuis Gallery dell’Aia. Brammertz ne ha acquisiti tre per conto dell’O.N.U. Sono quadri di dimensioni molto grandi, 180 x 200 cm, che si trovano al tribunale penale dell’Aia. Un quadro della serie Blood Rain è stato inviato in Sierra Leone, a Freetown, dove le Nazioni Unite stanno per istituire un museo per la memoria dei genocidi.
La sua è un’arte impegnata?
C’è sempre stato un tentativo di rappresentare i diritti umani, soprattutto quando questi vengono meno in alcune aree del mondo. Nella nostra società globalizzata, il rispetto dei diritti umani in ogni area del pianeta è necessario ad evitare rischi di violenza e la concretizzazione dell’incubo hobbesiano, dell’uomo che vuole sopraffare il prossimo per affermare se stesso.
Nel film “Vite a metà” che ruolo interpreta?
Il film ha a che fare anche con me, è stato girato in parte nel mio atelier di via Mattarella, a Bagheria. Vite a metà affronta il disagio giovanile, toccando in parte la pittura. Nel film rappresento me stesso, sento di essere molto dietro i miei quadri: raffigurando i drammi dell’umanità, cerco di rappresentare le paure dell’uomo moderno e, in definitiva, le mie paure più recondite.

Un’arte dunque incentrata su profonde tematiche sociali e politiche, che fa di Arrigo un artista impegnato sul campo dei diritti umani e dei valori positivi che devono ispirare le azioni dell’umanità.
Alcuni quadri di Arrigo Musti sono permanentemente esposti anche al museo Guttuso di Bagheria e nel Museo d’arte contemporanea presso la provincia regionale di Palermo; al Palazzo di giustizia di Palermo è presente il suo quadro Il quarto Reich.

Fonte: Palermo24h.com

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