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Cronaca della settimana in pillole V – di Angelo Ruoppolo

Scritto da il 14 nov 2011/ 14:59. Letto 2.312 volte. Registrato sotto Agrigento, Cammarata, Campobello di Licata, Canicattì, Cronache, Delia, Favara, In evidenza, Licata, Palermo, Porto Empedocle, Ravanusa, Ribera. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

5 novembre, ad Agrigento, al Villaggio Mose’, all’ interno di una villetta in via Capuana, nei pressi di piazza del Vespro, due banditi si sono imboscati e nascosti in attesa del rientro del proprietario, Francesco Lo Bue, titolare del bar – tabacchi Concordia. Quando Lo Bue e’ stato fuori dall’ automobile appena parcheggiata, i due malviventi, travisati con passamontagna, lo hanno aggredito e minacciato con una pistola per rapinargli l’incasso. Il commerciante ha reagito. Nel corso della colluttazione i rapinatori hanno sparato due colpi di pistola calibro 7 e 65 e poi sono fuggiti. Un proiettile ha ferito ad un piede Lo Bue che e’ stato soccorso in Ospedale. Indagini in corso.

6 novembre, a Villaseta, frazione di Agrigento, in via Fosse Ardeatine, lungo la strada statale 115, ignoti malviventi hanno tentato di scassinare il bancomat del supermercato Eurospin utilizzando la fiamma ossidrica, una smerigliatrice e altri attrezzi atti allo scasso. Il tentativo e’ fallito a seguito dell’ intervento di una pattuglia dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile. A terra sono stati scoperti e sequestrati gli oggetti utilizzati per scassinare il bancomat.

7 novembre, i giudici del Tribunale del Riesame di Palermo hanno rigettato l’ istanza di scarcerazione o di modifica dell’ ordinanza di custodia, e, pertanto, e’ ancora detenuto al “ Petrusa ” di Agrigento l’operaio di Canicatti’, V. M. R, ecco le iniziali del nome, di 39 anni, che avrebbe tentato di abusare sessualmente di una bambina di 10 anni. Il tentativo di violenza risalirebbe allo scorso 30 settembre, quando il canicattinese avrebbe ripetutamente palpeggiato la bambina. E’ stata la stessa ragazzina a identificare l’uomo, fornendo ai poliziotti delle indicazioni sul tipo di automobile che possiede, su un tatuaggio all’avambraccio e su un piercing.

7 novembre, scatta nell’agrigentino la controffensiva al furto, sempre piu’ frequente, dei cavi telefonici. Polizia e carabinieri, allarmati da un nuovo sistema di segnalazione automatica di interruzione della linea telefonica, il cosiddetto “Secur Box”, sono intervenuti tempestivamente ed hanno arrestato un romeno di 43 anni, Castantin Lupan, e denunciato il figlio di 14 anni sorpresi a rubare cavi telefonici lunghi 30 metri in contrada Calici in territorio di Canicatti’.

7 novembre, a Favara, in via Roma, ignoti hanno sfondato con una pietra il lunotto termico di un’automobile, una Fiat Punto, in dotazione alla Polizia municipale, parcheggiata all’ interno del cortile della scuola “Monsignor Giudice”, nei pressi del Comando dei Vigili urbani.

7 novembre, la Corte d’Appello di Palermo ha assolto Vincenzo Cacciatore, 47 anni, di Agrigento, parcheggiatore, accusato di induzione alla prostituzione con minacce, violenza sessuale aggravata, danneggiamento seguito da incendio, sequestro di persona, estorsione, rapina, ingiurie, lesioni personali, violenza privata e frode processuale. Ad una tunisina di 39 anni, S J, ecco le iniziali del nome, residente ad Agrigento, e’ stata incendiata l’automobile, una Fiat 600, e l’ autore del danneggiamento sarebbe stato Cacciatore. Nel corso delle indagini sull’incendio gli inquirenti avrebbero accertato che la stessa donna sarebbe stata vittima anche delle altre ipotesi di reato contestate a Cacciatore. Invece, Cacciatore, gia’ condannato in primo grado il 3 dicembre del 2010 a 11 anni e 9 mesi di reclusione, in Appello e’ stato assolto ed e’ stato condannato a 6 mesi per il reato di lesioni personali. Pertanto, e’ stato scarcerato.

8 novembre, maxi blitz antidroga della Guardia di Finanza e della Procura di Agrigento. 19 arresti tra Licata, Canicatti’, Ravanusa, Campobello, Camastra, Delia, Sommatino e Palermo. E’ stata l’ operazione cosiddetta “Fruit and drug”, Frutta e droga, perche’ uno degli arrestati, un venditore ambulante di Ravanusa, avrebbe venduto, oltre la frutta e gli ortaggi, anche la droga. Sono state 21 ordinanze di custodia cautelare. 17 arrestati in carcere, 2 ai domiciliari e ad altri 2 e’ stato imposto l’obbligo di dimora.
In carcere :
Giuseppe Incorvaia, 39 anni, di Licata.
Gacino Genova, 44 anni, di Delia.
Leonardo Cellura, inteso Alduccio, 40 anni, di Licata.
Rosario Maurizio Ferrera, 30 anni, di Canicatti’.
Calogero Messina, 29 anni, di Canicatti’.
Piero Saitta, 28 anni, di Palermo.
Salvatore Lo Curto, 34 anni, di Campobello di Licata.
Bruno Falzone, 40 anni, di Canicatti’.
Calogero Cavalcanti, 42 anni, di Ravanusa.
Orazio Rosario Cavallaro, 54 anni, di Ravanusa.
Cono Angelo Ciotta, 25 anni, di Ravanusa.
Maurizio Brancato, 36 anni, di Campobello di Licata.
Salvatore Turco, 26 anni, di Campobello di Licata.
Giuseppe Melluzza, 24 anni, di Campobello di Licata.
Giuseppe Saitta, 57 anni, di Palermo.
Angelo Prato, 33 anni, di Camastra.
E Giuseppe Brunco, 29 anni, di Camastra.
Poi, ai domiciliari sono detenuti :
Giuseppe Cusumano, inteso “Peppe u longu”, 28 anni, di Licata.
E Mohamed Hatan, 39 anni, marocchino, domiciliato a Licata.
Poi, l’ obbligo di dimora e’ stato imposto a
Cono Angelo Ciotta, 20 anni, di Ravanusa.
E Gioachino Montesanto, 30 anni, di Sommatino.
Le indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, dal sostituto Andrea Bianchi, e capitanate dal comandante della Guardia di Finanza, Vincenzo Raffo, e dal capitano Claudio Falliti, si sono scatenate lungo il corso del 2010. Cio’ che ha preoccupato e’ stato il dilagante fenomeno della detenzione e dello spaccio di stupefacenti nel territorio. La fonte di approvvigionamento della droga sarebbe stata a Palermo, da Piero e Giuseppe Saitta, e nella provincia nissena, a Delia, da Gacino Genova. Gli agrigentini si sarebbero riforniti costantemente di eroina e cocaina, ed anche hashish e marijuana, il tutto rivenduto poi al dettaglio. Uno degli assuntori, Angelo Barba, 53 anni, di Campobello di Licata, che solitamente ha comprato droga da alcuni degli arrestati oggi, e’ morto perche’ vittima di overdose di eroina l’ 8 novembre del 2010. Tra gli arrestati un ruolo di rilievo lo avrebbe assunto Orazio Rosario Cavallaro, 54 anni, originario di Catania e residente a Ravanusa. Cavallaro, presunto affiliato al clan di Cosa nostra catanese “Laudani” ed alla famiglia di Ravanusa, e’ stato gia’ inquisito, insieme al boss Giuseppe Falsone, nell’ ambito della maxi inchiesta antidroga cosiddetta “Cocktail”.

8 novembre, l’imprenditore originario di Gela, Salvatore Emilio Greco, gia’ impegnato nella costruzione del centro commerciale “Edera” a Cammarata, ascoltato dai giudici del Tribunale di Agrigento nell’ambito di uno stralcio del processo cosiddetto “Marna”, ha confermato le accuse, gia’ mosse in istruttoria, contro Girolamo “Mommo” Lo Sardo e Vincenzo Mangiapane, entrambi di Cammarata, imputati per estorsione, in termini soprattutto di utilizzo di mezzi di lavoro e di materiale, aggravata dal metodo mafioso a danno dello stesso Salvatore Emilio Greco.

8 novembre, nel corso di una udienza del processo in cui il boss di Porto Empedocle, Gerlandino Messina, e’ imputato per la detenzione illegale delle armi scoperte nel suo covo a Favara, in viale Stati Uniti, i giudici hanno ascoltato i carabinieri che il 23 ottobre del 2010 hanno partecipato alla cattura del latitante. Il tenente colonnello Salvatore Leotta e il tenente Roberto di Nunzio hanno confermato di avere ricevuto una segnalazione attendibilissima da fonte qualificata sulle tracce di Gerlandino Messina. E rispondendo ad una domanda su chi fosse la fonte, posta dall’ avvocato Salvatore Pennica, difensore di Messina, il tenente Di Nunzio ha risposto : ‘’ i servizi segreti. Gia’ dai primi di ottobre la casa di Viale Stati Uniti e’ stata monitorata con le telecamere, ed abbiamo seguito tre persone ‘’.

8 novembre, seconda udienza al processo preliminare al Tribunale di Agrigento nell’ ambito della inchiesta sul crollo della palazzina di via del Carmine, a Favara, nel centro storico, il 23 gennaio del 2010, che ha provocato la morte delle sorelle Chiara Pia e Marianna Bellavia, di 3 e 14 anni. Sono 11 gli imputati : Rosalia Presti e Antonio Noto, proprietaria e possessore dell’edificio, Carmelo Vetro, Lorenzo Airo’, e Domenico Russello,  sindaci pro tempore, Giacomo Sorce, Sebastiano Dispenza,  Pasquale Amato, Alberto Avenia e Antonio Grova, funzionari, dirigenti ed ex dirigenti dell’ Ufficio tecnico di Favara, e Vincenzo Arnone, responsabile dell’area amministrativa – servizi speciali della Prefettura. Domenico Russello e Vincenzo Arnone sono stati ammessi al giudizio abbreviato. Gli altri saranno processati in ordinario. La famiglia Bellavia ha manifestato l’intenzione di non costituirsi parte civile solo nei confronti dell’ex sindaco Russello. Le accuse ipotizzate sono disastro doloso e omicidio colposo.

8 novembre, due fratelli di Favara, Carmelo e Giuseppe Luparello, di 33 e 24 anni, sono stati arrestati dai carabinieri perche’ sarebbero i responsabili della rapina commessa, il 21 ottobre del 2010, ad Agrigento, a danno del dentista Luigi Galatioto, derubato di 10 mila euro in contanti e di 2 assegni da 600 euro. Nel corso delle indagini sarebbe emerso, inoltre, che i fratelli Luparello, in concorso con altri complici, sarebbero stati i responsabili del furto, il 16 novembre del 2010, in una abitazione di Palma di Montechiaro. Ed ancora, del furto, 3 giorni dopo, al bar “La Perla” di Licata. E del furto di pezzi di ricambio al deposito Aci di Galvano ad Agrigento, il 20 novembre del 2010.

8 novembre, il Giudice monocratico presso il Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti, accogliendo le tesi dei difensori, gli avvocati Luigi Troja e Roberto Vella, ha assolto con ampia formula liberatoria il consigliere comunale di Agrigento, Maurizio Calabrese, imputato di oltraggio a pubblico ufficiale. L’inchiesta e’ scattata dopo la pubblica denuncia del comandante della Polizia locale, Cosimo Antonica, che, come si ricordera’, lo scorso 23 novembre, tramite una lettera al Consiglio comunale, segnalo’ episodi di minacce e aggressioni verbali ai vigili urbani da parte di alcuni consiglieri comunali multati perche’ rei di aver parcheggiato in divieto di sosta, in piazza Pirandello, davanti al Municipio. I difensori, Troja e Vella, hanno sostenuto che il comportamento del Consigliere comunale Calabrese e’ stato esclusivamente finalizzato alle funzioni di indirizzo e di controllo che ogni consigliere deve operare nei confronti di tutti i rami dell’amministrazione.

8 novembre, i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Franco Messina, hanno condannato ad 1 anno e 2 mesi di reclusione Mario Rizzo, 25 anni, di Favara, accusato di atti sessuali in danno di una 14enne. L’episodio risale al 6 luglio del 2006 e fu la minorenne a denunciarlo ai carabinieri, salvo poi ritrattare in aula. I giudici hanno riconosciuto l’attenuante della ” minore entita’ “, per cui la pena e’ stata ridotta di due terzi.

9 novembre, la Procura e la Guardia di Finanza di Palermo hanno sequestrato ad Agrigento l’ ex Chiesa dell’ Itria, nel centro storico. E’ stata scoperta una truffa compiuta da 10 persone a danno dei fondi comunitari stanziati dal Piano Operativo Regionale Sicilia 2000 – 2006, e destinati alla valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale della regione, ed alla promozione di un turismo sostenibile. Nel mirino delle indagini, iniziate nel 2008 e coordinate dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Maria Forti, vi sono stati i finanziamenti percepiti da due Societa’ di Palermo per la costruzione di alberghi a 4 stelle nelle province di Palermo e Agrigento. Ebbene, le due Societa’ avrebbero presentato all’ assessorato regionale al Turismo documenti falsi e fatture per operazioni inesistenti al fine di ottenere cosi’ fondi per 1 milione di euro circa. Tra le spese mai sostenute vi e’ anche l’acquisto del complesso monumentale ex chiesa dell’Itria, ad Agrigento, in cui le due Societa’ hanno dichiarato l’intenzione di costruire una lussuosa struttura alberghiera, in assenza di autorizzazione del Comune e della Soprintendenza di Agrigento. Sull’ intero territorio nazionale sono stati sequestrati beni e fondi per un valore di oltre 2 milioni e 500 mila euro. Nel dettaglio, 2milioni e 200 mila euro sarebbero il valore economico dell’ ex chiesa dell’ Itria e di altri 5 immobili utilizzati dalle 2 Societa’ per frodare lo Stato.

9 novembre, accogliendo il ricorso degli avvocati difensori, Nino e Vincenza Gaziano, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza tramite cui lo scorso 5 febbraio la Corte d’ Appello di Palermo ha confermato la condanna a 5 anni di reclusione  inflitta in primo grado, il primo aprile del 2010, dal Tribunale di Agrigento, a carico di Angelo Savio Volpe, 24 anni, di Castrofilippo, accusato di tentato omicidio allorche’ il 31 marzo del 2009 avrebbe accoltellato un romeno al culmine di una lite dentro una sala giochi del paese.

9 novembre, cosi’ come richiesto dalla Procura di Agrigento, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha disposto il giudizio immediato del presidente della provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi, accusato di peculato, concussione, abuso d’ufficio e truffa in riferimento alle gia’ note ipotesi di reato legate alla semina delle palme ed ai lavori nella villa del presidente a Montaperto, gli acquisti di regali, i rimborsi dei buoni – pasto, gli affidamenti dei servizi alberghieri e delle consulenze esterne. Il Gip, avendo riscontrato l’evidenza della prova  a carico di D’Orsi, che nell’interrogatorio di garanzia si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere, ha rinviato al giudizio immediato D’ Orsi alla prima udienza in programma il 23 gennaio del 2012. D’Orsi e’ difeso dagli avvocati Daniela Posante, Gaetano Bruna e Giuseppe Scozzari. L’ inchiesta e’ coordinata dal Procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo, e dal sostituto Giacomo Forte.

9 novembre, rissa e accoltellamento a Favara, il 23 giugno del 2010. Adesso, al palazzo di Giustizia di Agrigento, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero Santo Fornasier ha chiesto al Tribunale di Agrigento di condannare a 5 anni di reclusione Giuseppe Stagno, 45 anni, di Favara, accusato del tentato omicidio del compaesano Gaetano Pollicino, 51 anni. Invocati, inoltre, 1 anno e 6 mesi per Giovanni Stagno, 1 anno per Gaetano Pollicino, e 2 anni e 3 mesi per Lillo Pollicino, accusati di rissa aggravata. Richiesta di assoluzione per Filomena Restivo.

9 novembre, si e’ svolta a Palermo, al Tribunale dei minori, l’udienza preliminare a carico di Pino Caravotta, 16 anni, di Palma di Montechiaro, imputato dell’ omicidio dello zio, Damiano Caravotta, 25 anni, ucciso lo scorso 12 maggio a Palma. Il difensore, l’avvocato Giovanni Castronovo, ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato. Prossima udienza il 18 gennaio. In calendario, requisitoria, arringa e, probabilmente, anche la sentenza.

9 novembre, e’ definitiva in Cassazione la condanna a 9 anni e 4 mesi inflitta a G. B, ecco le iniziali del nome, il 17 enne che ha confessato i particolari dell’omicidio di Michele Cangialosi, l’operaio di Sciacca, di 30 anni, ucciso barbaramente e poi sepolto in campagna, a pochi chilometri dal centro abitato, la notte tra il 20 e il 21 aprile del 2009. Come si ricordera’, grazie alla confessione del ragazzo, afflitto dal rimorso, i Carabinieri hanno imputato del delitto la moglie della vittima, Celeste Saieva, il suo presunto amante, Nicolo’ Piazza, e Paolo Naro, tutti di Sciacca. I tre, lo scorso 4 febbraio, a conclusione del giudizio abbreviato, sono stati condannati a 30 anni di reclusione ciascuno.

9 novembre, i carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato Salvatore Failla, 36 anni, di Ribera, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Sciacca. Failla scontera’ la condanna a 3 anni e 9 mesi di reclusione per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I reati contestati risalgono tra la fine del 2009 e l’ agosto 2010.

9 novembre, ad Agrigento, in via Mazzini, ignoti ladri hanno tentato un furto all’ autoparco della Telecom allorche’ hanno scavalcato la recinzione, accatastato alcune bobine di cavi in rame, e poi sono fuggiti, forse perche’ intimoriti dal transito di mezzi delle forze dell’ordine.

10 novembre, il Tribunale di Agrigento ha assolto Carmelo Riggeri, 46 anni, di Campobello di Licata, ristoratore, accusato di violenza sessuale a danno di una sua ex dipendente, una cameriera romena di 45 anni, che lo ha denunciato nel giugno del 2005 sostenendo di averla costretta a subire un rapporto sessuale contro la sua volonta’. Riggeri ha invece controbattuto replicando che il rapporto, sollecitato dalla donna, sarebbe stato consenziente.

10 novembre, raid vandalico a Favara, al Liceo scientifico Martin Luther King. Ignoti hanno scaricato un intero estintore nell’atrio del primo piano. Poi sono saliti al piano superiore ed hanno sfondato una vetrata.

10 novembre, al Pronto soccorso dell’ Ospedale di Canicatti’, in preda ai fumi dell’ alcol, ha aggredito un medico e ha danneggiato alcuni arredi. Il Tribunale di Agrigento ha condannato ad 8 mesi di reclusione Salvatore Casella, 27 anni, di Castrofilippo.

10 novembre, la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione inflitta in primo grado a Gioacchino Cinquemani, 52 anni, di Castrofilippo, arrestato dai carabinieri il  24 febbraio del 2010 perche’ sorpreso in possesso di oltre 7 chili di marijuana, un chilo di semi di canapa indiana e un fucile calibro 22 con matricola abrasa, oltre a 150 cartucce di vario calibro.

10 novembre, a Porto Empedocle, all’ altipiano Lanterna, all’ interno della villa Luca Crescente, si e’ scatenata una violenta rissa tra due gruppi di giovani. I carabinieri si sono precipitati sul posto. Tre rissanti sono stati soccorsi in ospedale. Un altro e’ stato denunciato alla Procura. Altri ancora sono fuggiti.

10 novembre, a Favara, in periferia, in contrada Sant’Anna, ignoti hanno trafugato la statua della Madonna in vetroresina, ubicata all’interno di un’edicola votiva. Il Comitato di quartiere ha sporto denuncia ai carabinieri.

11 novembre, 5 condanne per 11 omicidi di mafia, sparati a cavallo tra gli anni 80 e 90 nell’agrigentino. E’ l’inchiesta cosiddetta ‘’ Pirandello ‘’, dal soprannome di Luigi Putrone, il pentito di Porto Empedocle che ha collaborato alle indagini, sostenute anche dalle conferme del collaboratore Giulio Albanese, anche lui empedoclino. Gli 8 imputati sono stati giudicati con il rito abbreviato. La sentenza e’ stata emessa dal Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Vittorio Anania. Ergastolo a Salvatore Fragapane, 54 anni, di Santa Elisabetta. 30 anni di carcere ciascuno a Calogero Salvatore Castronovo, 61 anni, di Agrigento,  a Joseph Focoso, 43 anni, di Realmonte, e a Giovanni Pollari, 61 anni, di Cianciana. Poi, 8 anni di carcere a Luigi Putrone, 49 anni, di Porto Empedocle. Assolti da ogni capo di imputazione, Mario Capizzi, 40 anni, di Ribera, Giuseppe Renna, 45 anni, di Siculiana, e Giuseppe Fanara, 54 anni, di Santa Elisabetta, che e’ stato difeso dall’avvocato Nino Gaziano che assiste anche Jospeh Focoso. A favore di Giulio Albanese il reato di tentato omicidio e’ stato dichiarato prescritto. Tra gli imputati vi e’ anche Filippo Sciara, 46 anni, di Siculiana, che pero’ sara’ giudicato con il rito ordinario. Ecco i capi di imputazione, cosi’ come sono stati formulati dalla Direzione distrettuale antimafia, ovviamente affrancati dal condizionale, per ragione di sintesi, dalle assoluzioni da ogni accusa di Fanara, Capizzi e Renna, e dalle assoluzioni di Fragapane per gli omicidi Panepinto e Collura, poi Castronovo per i delitti Barba e Russello, Focoso per l’ omicidio Russello, e Renna per l’uccisione di Giuseppe Mallia. Quindi :
27 gennaio 81, a Raffadali, morti Giovanni Panarisi e Giuseppe Randisi. Randisi e’ vittima innocente. Spara Salvatore Fragapane contro Panarisi.
14 dicembre 86, a Raffadali, ucciso Filippo Panarisi, da Fragapane e altri complici.
8 febbraio 90, a Palma di Montechiaro, Vincenzo Sambito, ucciso da Salvatore Fragapane e Giuseppe Fanara.
9 gennaio 91, a Raffadali, Salvatore Fragapane e Giuseppe Fanara uccidono Amedeo Gentile.
3 ottobre 91, a Favara, e’ ucciso Giuseppe Barba. Il mandante e’ Fragapane. Gli esecutori sono Calogero Salvatore Castronovo e Joseph Focoso.
23 ottobre 91, a Siculiana muore Luigi Collura. Il mandante e’ Fragapane. Filippo Sciara e’ il killer.
9 luglio 92, Gaetano Russello, imprenditore ed ex presidente dell’Akragas calcio, e’ ucciso a Favara perche’ avrebbe tramato contro Fragapane. Il mandante e’ il boss di Santa Elisabetta. Gli esecutori sono Calogero Salvatore Castronovo e Joseph Focoso.
24 ottobre 93, muore Giuseppe Mallia, a Siculiana, ed i responsabili sono Giuseppe Renna e Filippo Sciara.
30 maggio 94, Ignazio Panepinto e’ ucciso a Bivona, da Salvatore Fragapane, Giovanni Pollari e Mario Capizzi.
3 ottobre 95, muore a Porto Empedocle Salvatore Greco. Lo uccide Luigi Putrone insieme ad altri complici.

11 novembre, l’ inchiesta antimafia Dna. Udienza al Tribunale del Riesame per i quattro indagati arrestati lo scorso 25 ottobre dai carabinieri. Ebbene, per Filippo Focoso di Realmonte e Salvatore Romeo di Porto Empedocle e’ stato confermato il carcere per associazione mafiosa. Per Domenico Seddio di Porto Empedocle e Francesco Luparello di Realmonte, il Riesame si pronuncera’ il 14 novembre. Pero’, a favore di Filippo Focoso, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, i Giudici hanno annullato l’ordinanza relativamente alla estorsione contro il titolare dell’albergo ristorante Madison. Gli altri difensori degli altri indagati sono Silvio Miceli, Mazza e Vita.

11 novembre, accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, del Foro di Agrigento, il Tribunale di Palermo ha condannato il Ministero della Salute a risarcire 1milione e 400 mila euro circa per danni da trasfusione di sangue infetto. In particolare, 1 milione e 121mila euro agli eredi di una donna di Porto Empedocle, morta per tumore al fegato provocato dal contagio per epatite C, causato da una trasfusione di sangue infetto praticata nel 1981 presso l’Ospedale Civico e Benefratelli di Palermo. E poi, 258mila euro a favore di una donna agrigentina che ha contratto l’ epatite C nel 1976 per una trasfusione di sangue presso una Casa di cura di Agrigento.

(di Angelo Ruoppolo)

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