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Cronaca della settimana in pillole VIII – di Angelo Ruoppolo

Scritto da il 5 dic 2011/ 12:50. Letto 1.539 volte. Registrato sotto Agrigento, Canicattì, Cattolica Eraclea, Cronache, Favara, In evidenza, Lampedusa, Licata, Palermo, Porto Empedocle, Ravanusa, Ribera, Sciacca, Siculiana, Villafranca Sicula. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

26 novembre, la Cassazione ha confermato la condanna a 7 anni e 4 mesi di carcere a carico di un muratore di Cattolica Eraclea di 39 anni, accusato di avere abusato sessualmente della propria figlia. Le violenze risalgono al 2008, quando la bambina, all’epoca di 4 anni di eta’, e’ stata affidata alla madre, dalla quale il muratore si e’ separato. All’ uomo pero’ e’ stato consentito di incontrare la figlia, trascorrendo con lei alcune ore della giornata. Secondo quanto accertato dalle forze dell’ordine, la bambina avrebbe subito l’abuso sessuale sotto forma di rapporto orale. Sarebbe stata proprio la bambina a raccontare quanto sarebbe accaduto alla madre, che presento’ subito denuncia.

26 novembre, i carabinieri della Compagnia di Sciacca, agli ordini del capitano Gaetano La Rocca, hanno arrestato a Palermo R.M, ecco le iniziali del nome, 47 anni. L’ uomo, tra il 2002 e il 2003, quando ha risieduto a Sciacca, abuso’ sessualmente di una ragazzina all’epoca di 14 anni di eta’, peraltro sua parente. Le indagini sono scattate a seguito della denuncia dei genitori della minore. L’arrestato, che scontera’ 7 anni di reclusione, e’ stato recluso nel carcere palermitano dell’ Ucciardone.

26 novembre, agguato mortale a Palma di Montechiaro. Un operaio di 39 anni, Calogero Burgio, ferito da una raffica di proiettili muore in Ospedale. Calogero Burgio, dalla vita alla morte, tra la tarda serata di sabato alle 3 del mattino di domenica. Forse due killer, a bordo di una moto, che sparano contro Calogero Burgio, 39 anni di eta’, operaio, di Palma di Montechiaro. L’ agguato si scatena in via Nobel. Burgio e’ diretto verso casa, ha comprato della carne in una macelleria. Il sacchetto della spesa e’ tra le mani. Una raffica di proiettili e’ sventagliata contro il bersaglio, una mitraglietta, o forse anche due. Calogero Burgio, ferito, tenta la fuga, si ripara dietro alcune automobili, lo inseguono, sparano ancora, poi, lui, stremato, e’ stramazzato a terra. Allarme e soccorso, e la corsa all’ Ospedale di Licata, dove la vittima e’ morta poche ore dopo il ricovero ed un disperato intervento chirurgico. Le indagini della Polizia e della Squadra mobile: Calogero Burgio, sposato, padre di due figli, incensurato, imbianchino, emigrato in Germania, poi, da 8 giorni e’ rientrato nel suo paese di origine, Palma di Montechiaro, per lavori di manutenzione a casa sua, prima delle vacanze di Natale. Invece, lo ha atteso la morte. I poliziotti hanno contato 15 bossoli. 7 proiettili hanno colpito Calogero Burgio in organi vitali, gli altri 8 tra un muro ed un’automobile posteggiata. Forse, e’ una prima ipotesi, quasi ordinaria, un regolamento di conti.

27 novembre, a Licata, si e’ presentato alla Caserma della Compagnia dei Carabinieri ed ha invocato aiuto un operaio licatese di 24 anni, Gaetano Castagna, sanguinante perche’ ferito da coltellate. E’ stato soccorso in Ospedale, ed ha raccontato di essere stato aggredito in via Gela da due sconosciuti armati di coltello, che, senza motivo, hanno scagliato fendenti contro di lui, poi dimesso, con prognosi di 15 giorni.

28 novembre, attentato incendiario a Palma di Montechiaro. A fuoco e’ stato il furgone della Comunita’ d’accoglienza per immigrati minorenni, ” Alice “. Il mezzo, posteggiato in contrada Fumarola, e’ stato bruciato. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco. Indaga la polizia.

28 novembre, Favara, ancora crolli, cedimenti irrefrenabili, tanta paura e apprensione. Infatti, e’ crollato uno dei capitelli della chiesa Madre di Favara, intitolata a Sant’ Antonio da Padova. Il cedimento, l’ennesimo nel centro storico di Favara, non ha provocato danni. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco e i Carabinieri.

28 novembre, al Tribunale di Agrigento, a conclusione della requisitoria, il Pubblico ministero, Santo Fornasier, ha invocato la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno per il sindaco di Licata, Angelo Graci, per l’ex assessore ai Servizi Sociali, Tiziana Zirafi, per l’ex vice presidente del Consiglio comunale, Nicolo’ Riccobene, e per l’impresario di spettacoli di Gela, Carmelo Napolitano. Secondo la Procura gli amministratori avrebbero incassato una tangente di 6mila euro in cambio dell’assegnazione di un appalto per uno spettacolo musicale organizzato in occasione della festa patronale di Sant’ Angelo a Licata.

28 novembre, a Villafranca Sicula, in contrada Tragalleggi – Contrasto, ignoti malviventi hanno imperversato nella centrale di sollevamento che conduce l’acqua dal fiume Verdura alla diga Castello ed hanno rubato motori, impianti elettrici, porte in ferro, il rame delle cabine elettriche e il materiale informatico che serve per attivare l’ impianto. L’opera, costruita con fondi della Regione e inaugurata una decina di anni addietro, e’ costata circa 7 miliardi di lire. Indagano i carabinieri.

29 novembre, blitz cosiddetto “Self service”, della Questura di Agrigento di Giuseppe Bisogno, tra la Digos capitanata da Carlo Mossuto, la Squadra mobile, agli ordini di Alfonso Iadevaia, e della Procura di Agrigento, tra il Procuratore, Renato Di Natale, l’ Aggiunto, Ignazio Fonzo, ed il sostituto Luca Sciarretta. 12 ordinanze di custodia cautelare firmate dal Giudice per le indagini preliminari, Alberto Davico. 6 sono detenuti in carcere : Luigi Zicari, 49 anni. Pietro Vullo, 42 anni. Roberto Gallo Afflitto, 41 anni. Salvatore Troisi, 56 anni. Giuseppe Gallo Carrabba, 55 anni. E Giorgio Parrino, 55 anni. Poi, agli arresti domiciliari sono altri 5 : Giuseppe Gallo, 43 anni. Alfonso Vullo, 44 anni. Pasquale Farruggia, 56 anni. Gerlando Tuttolomondo, 74 anni. Ed Emanuele Navarra, 62 anni. Poi, obbligo di dimora nel Comune di Agrigento per Rosario Troisi, 53 anni. Poi, domani sara’ interrogato, e, nel frattempo, e’ stato sospeso dall’esercizio del pubblico ufficio e servizio, Sebastiano Di Francesco, 51 anni. Tutti sono indagati, a vario titolo, di corruzione, abuso d’ufficio e truffa. Nel mirino dell’ inchiesta vi e’ la gestione dell’ Ufficio tecnico comunale di Agrigento, che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pilotato in modo illegale, e lubrificato dal pagamento di tangenti, mediamente tra i 300 e i 2400 euro. Ecco, nelle fotografie adesso in onda sono state immortalate le consegne di denaro, frutto delle intercettazioni ambientali….Tra i capi di imputazione si legge che l’architetto Luigi Zicari avrebbe intascato tangenti, e che, piu’ nel dettaglio, Zicari, Sebastiano Di Francesco, Pietro Vullo e Roberto Gallo Afflitto si sarebbero associati tra loro. Sebastiano Di Francesco, come dirigente dell’ Ufficio tecnico comunale, avrebbe assegnato a Luigi Zicari la trattazione esclusiva di numerose pratiche edilizie presentate dagli architetti Pietro Vullo e Roberto Gallo Afflitto, che sono soci nella loro attivita’ professionale dello studio tecnico associato D V G. E cosi’, Luigi Zicari avrebbe istruito i procedimenti amministrativi che, in numerosi casi, sarebbero stati di competenza di un altro dirigente. Poi, concluse le istruttorie, firmate da Zicari, anche se spesso sarebbero state compilate materialmente dagli stessi Vullo e Gallo Afflitto, il dirigente Di Francesco avrebbe emesso gli atti amministrativi finali presunti illegittimi, anche essi, spesso, materialmente compilati da Vullo e Gallo Afflitto. E Luigi Zicari avrebbe ricevuto indebitamente, in piu’ occasioni, somme di denaro da Vullo e Gallo Afflitto, come corrispettivo per la trattazione di numerose istanze di concessioni e autorizzazioni edilizie presentate all’ Ufficio tecnico dai due architetti nell’ interesse dei loro clienti. Il Vigile urbano, Rosario Troisi, fratello dell’architetto Salvatore Troisi, come componente della Squadra anti – abusivismo della Polizia municipale, e’ accusato di avere attestato falsamente la non esistenza di abusi edilizi quando invece sarebbero stati sussistenti. A Sebastiano Di Francesco e’ contestata l’associazione a delinquere a fini di abuso, non vi e’ prova che abbia intascato denaro. Nell’ ambito delle indagini, iniziate nel 2009, e concluse nel novembre 2010, e’ emerso il pagamento della tangente come dazione ambientale, quasi un atto dovuto, e poi tanta disinvoltura. Infatti, le operazioni presunte malandrine sono state intercettate facilmente perche’ sono state compiute tra gli Uffici e gli Studi professionali. Luigi Zicari, a telefono, intercettato, risponde cosi’ ad un suo interlocutore : ‘’ si’, tranquillo, possiamo parlare, tanto il telefono non e’ intestato a me ma ad un mio familiare ‘’.

29 novembre, i carabinieri della stazione di Ravanusa hanno arrestato, in flagranza di reato, Giacinto Randazzo, 69 anni, pensionato, e Ignazio Dalli, 57 anni, bracciante agricolo, entrambi di Ravanusa, responsabili del reato di furto aggravato in concorso allorche’, nel corso di un servizio di controllo del territorio, sono stati sorpresi all’interno del terreno annesso ad un’abitazione rurale in contrada Arcinisi, nelle campagne di Ravanusa, a bordo di un autocarro caricato con un cancello in ferro battuto di antica fattura rimosso dalla recinzione di una abitazione del luogo.

29 novembre, la Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di Angela Giovanna Alaimo, 53 anni, di Racalmuto, legale rappresentante della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale, accusata di truffa, allorche’, tra il 2003 al 2009, avrebbe utilizzato le offerte dei fedeli per scopi personali. Ad Angela Giovanna Alaimo sono contestate due ipotesi di truffa a danno di due fedeli racalmutesi dalle cui denunce e’ scattata l’inchiesta. Le due donne avrebbero consegnato ingenti somme, tanto che l’ imputata si sarebbe intestata un immobile. Angela Giovanna Alaimo avrebbe anche prospettato delle maledizioni ad una delle due donne se non avesse pagato alla chiesa il 10 per cento dei suoi guadagni.

29 novembre, la Procura generale presso la Corte d’Appello di Palermo, a conclusione della requisitoria, ha invocato la conferma delle 4 condanne inflitte in primo grado agli imputati agrigentini nell’ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta ‘’Minoa ‘’, e la condanna per l’unico assolto. Quindi, 18 anni di reclusione a Domenico Terrasi, presunto capo mafia di Cattolica Eraclea. 12 anni a Domenico Marrella, di Montallegro. 8 anni ad Andrea Amoddeo, genero di Terrasi, di Cattolica Eraclea. 8 anni a Francesco Manno, di Cattolica Eraclea. Per l’ imputato assolto in primo grado, l’imprenditore di Ribera, Marco Vinti, il Procuratore generale, Umberto Giglio, ha chiesto invece la condanna a 8 anni di reclusione.

29 novembre, la Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di Alfonso Sanfilippo, 59 anni, residente a Castrofilippo, accusato di concussione allorche’ nel 2005, quando Sanfilippo e’ stato in servizio presso il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Agrigento, avrebbe preteso e ottenuto la consegna di una somma di denaro e del mobilio da una commerciante di Favara alla quale avrebbe rivelato che fosse in corso una verifica fiscale e che lui avrebbe potuto evitarle guai. La commerciante, tempo dopo, accerto’ che non vi sarebbe stata alcuna verifica e denuncio’ quanto accaduto alla Guardia di Finanza.

30 novembre, la Squadra Mobile della Questura di Agrigento, agli ordini di Alfonso Iadevaia, in collaborazione con i colleghi di Cosenza, Enna e Salerno, ha arrestato 5 cittadini stranieri. Due sono nigeriani : Emeka Ohalete, 38 anni, e Duglass Ounchukwu, 36 anni. Gli altri 3 sono ghanesi : Faisal Igala, 37 anni, Mohamed Adama, 28 anni, e Kujo Ahmokugo, 44 anni. I 5 sono accusati di omicidio plurimo doloso, pluriaggravato da motivi abietti e futili, allorche’, durante una traversata in mare dalla Libia a Lampedusa, dove la barca e’ approdata lo scorso 4 agosto, avrebbero picchiato e gettato in mare alcuni connazionali, provocandone la morte per annegamento. Altri immigrati sarebbero morti invece per asfissia perche’ costretti all’ interno della stiva della barca. L’ inchiesta e’ stata coordinata dalla Procura di Agrigento, tramite l’ aggiunto, Ignazio Fonzo, ed il sostituto, Andrea Bianchi.

30 novembre, la Corte d’Assise di Agrigento ha assolto Filippo Sciara, 47 anni, di Siculiana, imputato dell’omicidio di Luigi Collura, ucciso il 23 ottobre 1991 a Siculiana. Il Pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Emanuele Ravaglioli, nel corso della requisitoria, ha invocato la condanna di Sciara all’ergastolo. I pentiti Maurizio Di Gati, Luigi Putrone, Alfonso Falzone e Pasquale Salemi hanno dichiarato che sarebbe stato Sciara a colpire a fucilate Collura. Il difensore dell’ imputato, Mara Di Ganci, ha ottenuto l’assoluzione. Per lo stesso omicidio e’ stato processato, con il rito abbreviato, Salvatore Fragapane, 55 anni, di Santa Elisabetta, accusato di essere il mandante del delitto. Anche Fragapane e’ stato assolto.

30 novembre, a Sciacca, durante la seduta del Consiglio comunale, ignoti hanno danneggiato gli specchietti retrovisori dell’automobile del sindaco Vito Bono. A scoprire quanto accaduto e’ stato lo stesso sindaco, che ha presentato denuncia contro ignoti. L’auto e’ stata posteggiata all’interno dell’ atrio inferiore del Palazzo municipale, nei posti riservati ai consiglieri comunali ed agli amministratori.

30 novembre, i carabinieri della stazione di Castrofilippo hanno arrestato Salvatore Alessi, 36 anni, perche’, nel corso di una perquisizione, in una sua casa rurale e’ stato scoperto un fucile, calibro 12, a canne mozzate, con matricola abrasa, e 7 cartucce dello stesso calibro. L’arma, in perfette condizioni, oleata e pronta all’ uso, sara’ sottoposta ai rituali esami balistici. Alessi, gia’ assessore comunale all’ Ambiente durante la sindacatura di Salvatore Ippolito, rispondera’ di detenzione illegale di arma clandestina.

30 novembre, il Tribunale di Agrigento ha assolto Santa Mulone, 59 anni, di Cattolica Eraclea, imputata di rapina aggravata e lesioni personali aggravate allorche’, il 20 marzo del 2010, in servizio come badante, avrebbe colpito alla testa la sua assistita, Anna Fasulo, 83 anni, anche lei di Cattolica, e le avrebbe rubato denaro per 30mila euro. L’anziana pensionata e’ poi deceduta il successivo 16 aprile. Una consulenza medica ha escluso che la morte dell’anziana e’ stata provocata dal colpo in testa.

30 novembre, i Carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Licata hanno arrestato, in flagranza di reato, Domenico Savio Vella, 27 anni, disoccupato, pregiudicato, accusato di furto aggravato. Nel corso di un servizio di controllo del territorio, Domenico Savio Vella e’ stato sorpreso, in contrada “ Piano Bugiades ”, intento a tranciare i cavi di rame della linea telefonica di proprieta’ della Telecom. Su di un’ Alfa Romeo 146, di sua proprieta’, Vella aveva gia’ caricato vari spezzoni di cavi telefonici della lunghezza complessiva di circa 120 metri.

30 novembre, i carabinieri della stazione di Ravanusa hanno arrestato Ioan Balan, 57 anni, originario della Romania e residente a Ravanusa, disoccupato, pregiudicato, attualmente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Ioan Balan e’ responsabile del reato di evasione allorche’, nel corso di un servizio di controllo del territorio, e’ stato sorpreso dai militari, senza alcuna autorizzazione, a passeggiare per le strade di Ravanusa, violando cosi’ la misura degli arresti.

30 novembre, i carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato Antonino Montalbano, 49 anni, di Ribera, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, accusato di violazione degli obblighi connessi alla misura di prevenzione. Nel corso di un servizio di pattugliamento, i militari hanno sorpreso Montalbano, peraltro con patente revocata, alla guida di un ciclomotore. L’ uomo, gia’ inquisito nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta ‘’Scacco matto ‘’, e’ adesso detenuto nel carcere di Sciacca.

30 novembre, al Tribunale di Agrigento, a conclusione della requisitoria, il Pubblico ministero, Giacomo Forte, ha invocato condanne a carico di tutti gli imputati, giudicati in abbreviato, nell’ ambito dell’ inchiesta sulle nomine, presunte prive di requisiti, al Consiglio d’ Amministrazione del Consorzio Asi industriale di Agrigento. 7 mesi di reclusione per il sindaco di Joppolo Giancaxio, Salvatore Lo Dico, 9 mesi per Giuseppe Cacciatore, 9 mesi per Vincenzo Gagliardo, 9 mesi per Vincenzo Randisi, 7 mesi per Calogero Morgante, ex assessore comunale di Racalmuto, 9 mesi per Carmela Di Marco, 9  mesi per Francesca Gulisano,  e 9 mesi per Massimo Parisi. Il Giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha rinviato il processo al 21 dicembre per le arringhe difensive. Altri 10 imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario.

1 dicembre, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alberto Davico, ha applicato la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e servizio nei confronti di Sebastiano Di Francesco, 52 anni, ex dirigente dell’ Ufficio tecnico comunale di Agrigento. Di Francesco e’ indagato nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta ‘’Self service ‘’, sostenuta da Procura, Digos e Squadra mobile di Agrigento, contro un presunto giro di tangenti all’ Ufficio tecnico comunale per ottenere concessioni ed autorizzazioni edilizie. Di Francesco non e’ indagato per corruzione e, pertanto, gli e’ stata imposta una misura cautelare meno severa.

1 dicembre, al Tribunale di Agrigento, innanzi al giudice monocratico, Giuseppe Lupo, si e’ svolta la prima udienza a carico dell’ ex segretario provinciale della Cisl di Agrigento, Mimmo Catuara, accusato di truffa aggravata e falso allorche’, nella qualita’ di presidente del Centro studi Giulio Pastore, avrebbe raggirato la Regione, ottenendo il pagamento delle spese per la pubblicazione di un libro gia’ finanziato dalla Provincia Regionale di Agrigento, e attestando alla Regione di non avere mai conseguito contributi pubblici per la stampa dell’opera.  Il libro in questione e’ “ Erotica poesia ” dello scrittore Salvatore Passarello.

1 dicembre, ennesimo caso di stalking a Porto Empedocle. I poliziotti del Commissariato “Frontiera”, agli ordini del vice Questore aggiunto, Cesare Castelli, hanno notificato ad un uomo di 69 anni, G T, ecco le iniziali del nome, il divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dall’ex moglie. L’ ex marito si sarebbe reso responsabile di episodi di tortura psicologica e accanimento, quindi atti persecutori, a danno della donna. Il provvedimento e’ stato firmato dal Gip del Tribunale su richiesta della Procura di Agrigento.

1 dicembre, a Licata, all’ Ospedale San Giacomo d’Altopasso, e’ morta una pensionata di Palma di Montechiaro, Rita Bongiorno, di 80 anni. La donna, la sera del 30 novembre, intenta ad attraversare la strada, in via Roma, a Palma di Montechiaro, e’ stata travolta da un’automobile. L’ investitore ha prestato soccorso.

1 dicembre, la Guardia di Finanza ha arrestato Salvatore Lombardo, 20 anni, di Agrigento, sorpreso in piazzale Rosselli, appena giu’ dall’ dall’autobus Palermo – Agrigento, in possesso di 100 grammi di hashish e alcuni grammi di marijuana, fiutati dal cane Urlo delle Fiamme gialle. Lombardo e’ stato gia’ inquisito nell’ ambito della maxi inchiesta antidroga cosiddetta ‘’ Capo dei Capi ‘’.

1 dicembre, i carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato Calogero Sarullo, 52 anni, di Ribera, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, perche’, in violazione degli obblighi connessi alla misura di prevenzione, e’ stato sorpreso alla guida di un ciclomotore senza assicurazione. Il ciclomotore e’ stato posto sotto sequestro amministrativo. Adesso Calogero Sarullo e’ detenuto nel carcere di Sciacca.

1 dicembre, i Carabinieri della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Massimo Amato, hanno arrestato Gaetano Castagna, 24 anni, di Licata, disoccupato, pregiudicato, accusato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’ arresto di Castagna e’ frutto dell’ inchiesta cosiddetta “Ballaro’ ”, dal nome del blitz dei Carabinieri del 15 giugno 2010 che provoco’ 52 ordinanze di custodia cautelare. Castagna scontera’ la condanna a 2 anni e 11 mesi di reclusione.

1 dicembre, la Guardia di Finanza di Canicatti’ ha scoperto una maxi evasione fiscale perpetrata da una ditta individuale che opera nel settore della vendita al dettaglio di prodotti tipici della tradizione siciliana, alimenti e bevande in posti mobili, tra ricavi non dichiarati per piu’ di 3 milioni di euro, ed oltre 235mila euro di Iva evasa. Il titolare e’ stato denunciato alla Procura di Agrigento, e nei suoi confronti e’ stata proposta l’adozione della misura del sequestro preventivo di beni per equivalente, a garanzia del credito erariale. Scoperti inoltre, nell’ambito della stessa ditta, tre lavoratori irregolari.

2 dicembre, ancora attentati intimidatori a Lampedusa, a danno del Centro di prima accoglienza. Uno dei capannoni della struttura, di circa 500 metri quadri e contenente materiale di scorta per l’ accoglienza, ha subito un incendio. Gia’ nel recente passato sono stati danneggiati 2 pullman e l’ automobile dell’ amministratore delegato della societa’ cooperativa che gestisce il centro, Cono Galipo’. Indagini in corso.

2 dicembre, esami facili all’ Universita’ di Palermo. La Procura e la Squadra mobile di Palermo hanno notificato 30 avvisi di proroga delle indagini a ex studenti che avrebbero conseguito facilmente alcuni esami universitari. Tra i 30 vi e’ anche Alessandro Alfano, fratello del segretario nazionale del Pdl, Angelino. Alessandro Alfano e’ indagato per concorso in frode informatica. Si e’ laureato nel 2009, a 34 anni, in Economia, e adesso e’ segretario generale della Camera di Commercio di Trapani. Secondo i primi esiti dell’ inchiesta, un esame di Economia sarebbe costato anche 3mila euro. Per Scienze politiche, invece, prezzi piu’ popolari, meno di mille euro. Per gli esami di Ingegneria si sarebbe pagato anche a rate. Dunque, sarebbe bastato pagare per ottenere che l’esame fosse introdotto nel sistema informatico dell’ Universita’, grazie alla presunta complicita’ di una impiegata infedele della segreteria di Economia, che avrebbe accesso ai registri informatici di molte facolta’. Altri ex studenti rispondono di falso e corruzione, e vi sarebbero le prove dei pagamenti. I difensori di Alessandro Alfano, gli avvocati Grazia Volo e Nino Caleca, replicano : “ il nostro assistito ha effettuato regolarmente tutti gli esami, lo dimostreremo. Confidiamo in un rapido accertamento della verita’ da parte della magistratura “. Nel settembre dell’anno scorso, come si ricordera’, e’ stato il rettore dell’ Universita’, Roberto Lagalla, a sollevare il caso degli esami fasulli. Dopo un controllo di routine, prima di un esame di laurea in Economia, e’ stato scoperto che nel fascicolo di una studentessa mancavano gli statini e i verbali di alcuni esami, che pero’ risultavano segnati al computer ‘’.

2 dicembre, accogliendo il ricorso del difensore, l’ avvocato Giovanni Castronovo, ed i motivi nuovi presentati dal professor Alfredo Gaito, la Cassazione ha annullato, con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Palermo, il procedimento a carico di Carmelo Vellini, 78 anni, di Naro, condannato in appello a 5 anni e 6 mesi di reclusione perche’ presunto reggente della famiglia mafiosa di Naro. La Cassazione ha ritenuto insussistenti le aggravanti della banda armata e del finanziamento di attivita’ economiche con il profitto di delitti.  Adesso, a seguito dell’annullamento, l’avvocato Castronovo valutera’ l’opportunita’ di proporre istanza di scarcerazione, in riferimento al periodo di detenzione gia’ patito da Carmelo Vellini ed alla scadenza dei termini di custodia cautelare.

2 dicembre, i poliziotti del Commissariato Frontiera di Porto Empedocle, capitanati da Cesare Castelli, hanno identificato i presunti autori di una rapina a mano armata perpetrata 10 anni addietro a danno dell’ agenzia del Credito Emiliano di Porto Empedocle. Si tratterebbe di Giuseppe Giardino, 34 anni, e Giuseppe Prussiano, 35 anni, entrambi di Catania. Ai due e’ stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. I due rapinatori, travisati al volto ed armati di taglierino, minacciarono i dipendenti e arraffarono poco meno di 5 milioni di lire. Grazie alle moderne tecnologie della Polizia Scientifica, sono state confrontate le impronte digitali nella banca dati delle forze dell’ordine, incastrando Giardino e Prussiano.

2 dicembre, gli avvocati agrigentini Alfonso Neri e Toto’ Pennica, che difendono, dall’accusa dell’ omicidio di Antonella Alfano, il carabiniere Salvatore Rotolo, hanno chiesto la remissione del processo ad altro Tribunale. La richiesta e’ stata  formalizzata durante il processo, nella fase dell’udienza preliminare, che si celebra innanzi al Gup, Valerio D’Andria. Secondo gli avvocati Pennica e Neri, “troppa esposizione mediatica, e curiosita’ morbosa dei media anche nazionali potrebbero aver pregiudicato la dovuta serenita’ di giudizio” . Di parere diverso sono i Pubblici ministeri, Ignazio Fonzo e Giacomo Forte. L’intera documentazione adesso sara’ inviata a Roma alla Corte di Cassazione che decidera’. Nel frattempo, il processo e’ sospeso, e sono congelati i termini di custodia cautelare.

2 dicembre, i Carabinieri della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Massimo Amato, hanno arrestato Carlo Zirafi, 35 anni, di Licata, pizzaiolo, pregiudicato, accusato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Zirafi scontera’ una condanna definitiva a 3 anni di reclusione inflitta nell’ ambito della maxi inchiesta antidroga dei Carabinieri cosiddetta “Ballaro’ ”, che, il 15 giugno 2010, provoco’ 52 ordinanze di custodia cautelare.

2 dicembre, a Canicatti’, ignoti ladri hanno rubato tutto il materiale informatico, tra computer e varie attrezzature, all’ Ufficio invalidi civili del Poliambulatorio. Il danno ammonta ad alcune migliaia di euro. Indagini in corso.

2 dicembre, nelle campagne tra Raffadali e la frazione di Montaperto, in contrada Modaccamo, un pensionato di 69 anni, Pasquale Mangione, di Raffadali, e’ stato scoperto nel suo podere cadavere e sfigurato dai cani randagi. Ignota la causa della morte. La Procura ha disposto l’ ispezione cadaverica, al fine di accertare se Mangione e’ morto a seguito dell’aggressione subita dai cani. Quattro proiettili di pistola, non esplosi, sono stati scoperti non lontano dal cadavere.

3 dicembre, un incendio ha danneggiato il locale “Baraonda” lungo il Viale delle Dune a San Leone, lido balneare di Agrigento. Indagini in corso. Verosimile la causa accidentale da corto circuito, forse provocato da un fulmine scatenato dal maltempo.

(News di Angelo Ruoppolo)

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