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Guerra contro Gheddafi o per il petrolio?

Scritto da il 9 Apr 2011/ 13:11. Letto 856 volte. Registrato sotto Cronache, In evidenza, Politica. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

– di Salvatore Di Carlo

Da più di quindici giorni sono state aperte le ostilità contro la Libia o, più precisamente, contro il suo ex-presidente, Muammar Gheddafi.
Come già molti sapranno il colonnello Gheddafi ha attuato una repressione da grande dittatore, negando i diritti umani ai libici i quali, stanchi di tale oppressione, si sono ribellati scatenando una guerra civile. Valutando gli eventi, l’Onu ha approvato giovedì 17 marzo l’intervento in Libia per difendere i civili, tramite l’istituzione della “no fly zone”, vale a dire il blocco dello spazio aereo e tutte le misure necessarie a difendere i civili. Lo ha fatto con 10 voti favorevoli, nessun contrario e 5 astenuti tra cui Russia e Cina. Ad approvare la risoluzione dell’Onu sono stati, in primis, Francia e Italia.
Sabato 19 marzo la Francia ha attaccato le truppe mercenarie di Gheddafi, mentre l’Italia ha offerto non solo il suo territorio come “base militare e strategica”, ma anche supporto aereo e navale, violando così il contratto fatto con Gheddafi il quale, come sappiamo, ci ha minacciati di ripercussioni. Commentando questa “scelta” Bossi ha detto: “Noi abilissimi a prenderla in quel posto”.
Con questa sua espressione colorita, Bossi potrebbe avere ragione visto che siamo la nazione più vicina alla Libia, per non parlare della nostra Sicilia. Tornando sul fronte libico le notizie sui presunti bombardamenti su bersagli civili sono contraddittorie: la TV araba Al-Arabiya ha fatto sapere che, secondo alcune fonti mediche, nei raid aerei sono state coinvolte 17 vittime fra le quali 5 bambini, al contrario delle tv europee che smentiscono, ribadendo che gli unici bersagli colpiti sono stati mercenari di Gheddafi.
La cosa che ci preme sapere è se sia possibile un attacco libico nei nostri territori, argomento già trattato dal premier Silvio Berlusconi, che ha affermato: “Le nostre armate hanno fatto un esame approfondito sulle disponibilità di armi e missili del regime bellico e la loro conclusione è che non ci sono armi in dotazione dalla Libia che possano raggiungere il territorio italiano” – parole, queste, molto rassicuranti ma non troppo. Tra i paesi europei che maggiormente hanno fornito arsenale bellico a Gheddafi scopriamo che l’Italia è in cima alla lista con 280 milioni di euro.
Tra l’altro è risaputo che Gheddafi è piuttosto esperto in shopping bellico, il che alimenta dei sospetti sul fatto che proprio adesso stia comprando nuove armi con il suo “patrimonio”, visto che la Libia è il paese più ricco di petrolio. Ed è proprio questo oro nero che ha scatenato numerose polemiche sulle motivazioni della guerra , sulla “Odyssey Dawn”, l’offensiva scatenata dall’alleanza internazionale contro il regime del colonnello. Riguardo a ciò riportiamo un’analisi del direttore del Tg La7, Enrico Montana:
Vogliamo dire con sincerità che di questa guerra abbiamo capito poco? Che necessità c’era di attuare un’azione così dura a livello militare ? Non c’è alternativa? Ci ricordiamo nel 2001 la guerra in Afghanistan? Non c’era alternativa. Ci ricordiamo nel 2003 quella dell’Iraq? C’era alternativa ma si partì da un presupposto: che ci fossero armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein che aveva contatti con Bin-Laden, con Al-Qaida. Non era vero nulla, ma la guerra si fece ugualmente e, come sappiamo, Saddam fu fatto fuori, in tutti i sensi. Allora lo si dica: questa è una guerra per togliere Gheddafi che è un dittatore? Ma allora vediamo quali sono gli altri dittatori della terra. Per interdici: il primo Paese per numero per numero di abitanti e anche per forza economica del pianeta (la Cina) è un Paese democratico? Sarebbe giusto guardarsi negli occhi e ragionare su cos’è la guerra nel 2011 .Vuol dire accesso ai campi di petrolio? O vuol dire favorire la democrazia ? E fino a che punto la possiamo esportare e imporre? Mi pare che il Consiglio di sicurezza dell’Onu di tutto questo non abbia discusso e sarebbe giusto che ne discutessero anche i Paesi più importanti, quelli che hanno stabilità tra i quali, pensate, c’è anche il nostro”.

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