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Maria Grazia Cutuli, il prezzo della verità

Scritto da il 24 Ott 2010/ 19:55. Letto 748 volte. Registrato sotto Galleria Foto. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Foto ripresa dal web

Il prezzo della verità può essere molto caro, ci si può rimettere persino la vita se si è animati da spirito di servizio e d’indagine. Maria Grazia Cutuli, una donna ribelle e coraggiosa disposta a spingersi “la dove la terra brucia” pur di restare fedele alla sua missione di raccontare le voci dai popoli dell’Africa come dal Pakistan e Afghanistan, terra a lei fatale. È il ritratto che emerge dal documentario “Maria Grazia Cutuli, il prezzo della verità”, proiettato mercoledì 8 Aprile all’Expa, Scuderie di Palazzo Cefalà a Palermo. I tre autori, Laura Silvia Battaglia, Matteo Scanni e Armando Trivellini, hanno pensato di ricostruire con i materiali che avevano a disposizione (le tante foto della giornalista, i file audio più i filmati girati in Afghanistan dal Corriere) la figura professionale, la vita privata e le circostanze dell’omicidio di Maria Grazia Cutuli, assassinata sulla strada per Kabul il 19 Novembre del 2001 da un gruppo di talebani. Il regista Armando Trivellini, a proposito del lavoro realizzato, parla di un percorso narrativo al contrario: “siamo partiti da quello che avevamo – il riferimento è ai materiali riutilizzati – e abbiamo cercato di costruire una storia. Abbiamo provato a montare le immagini, appurando che la storia funzionava; quindi, abbiamo integrato i materiali con le testimonianze di amici e parenti di Maria Grazia”. Si dà del tu alla giornalista come se si parlasse di un’amica confidente, ancora viva nella coscienza di molti giovani che si riconoscono in lei, nel suo percorso lavorativo, di precariato e intraprendenza. “Quella di Maria Grazia è una storia molto comune, di piccoli giornalisti, non particolarmente noti, che si prendono le ferie per recarsi all’estero come inviati e da lì poter raccontare delle storie” – afferma il giornalista Matteo Scanni, il quale prosegue ammirando il lavoro dei non-assunti: molte delle pagine più belle del giornalismo le stanno raccontando proprio loro.

Dopo un esordio come collaboratrice in Sicilia, Maria Grazia Cutuli decide di trasferirsi a Milano, dove lavorò prima per il periodico Centocose, poi ad Epoca. La collaborazione con l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati, le consente di maturare un’esperienza nel campo della politica estera, la vera passione della giornalista catanese, che a metà degli anni novanta passa al Corriere della Sera. Dal Sudan, nel settembre ’99, è testimone di una delle tante guerre dimenticate e, in un momento di  sconforto, si chiede: “Cosa ci faccio qui, in una terra che non ci appartiene, dimenticata?”. La sua principale virtù, secondo la moderatrice dell’incontro  Rossella Puccio, era quella di saper raccontare da terre lontane, parlando con le persone. Il reportage di Maria Grazia dalla Somalia, pubblicato su Anna, trattava una pratica a dir poco agghiacciante: l’infibulazione praticata sulle bambine. “Lei era nata per andare dove la terra brucia”, così ne parla il direttore di Epoca Carlo Verdelli; per Ferruccio De Bortoli, invece, gli inviati in Africa sono come diplomatici dell’informazione. Di questi meriti può fregiarsi Maria Grazia Cutuli che, secondo Laura Silvia Battaglia, è un esempio virtuoso di giornalismo perché “ci vuole coraggio per arrivare fino in fondo, cercare la verità facendosi valere”. In quest’ottica si giustifica la presenza all’incontro di un paladino dell’informazione, l’anima di Telajato Pino Maniaci, che rappresenta una voce di libertà, la voglia di raccontare anche a costo di rischiare la propria pelle. Anche la Sicilia è una terra piena di pericoli in agguato, specialmente se Pino Maniaci pensa di “disonorare i mafiosi facendo i nomi e cognomi”. Maniaci ha qualcosa da dire a proposito della cattiva informazione che viene fatta in questi giorni da alcuni giornalisti, più attenti agli aspetti sensazionalistici del terremoto in Abruzzo che non alle reali necessità delle persone cui mancano i beni di prima necessità. Uno di questi giornalisti si giustifica, scrivendo “ma si sa, il circo deve andare avanti”, e Pino Maniaci gli ribatte: “Se l’informazione è diventata un circo, io tesserino non ne voglio”

Fonte: Palermo24h.com


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