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Vita di Antonino di San Giuliano: il contraddittorio rapporto con Crispi

Scritto da il 4 Nov 2010/ 12:08. Letto 2.072 volte. Registrato sotto Letture. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Copertina del libro

“Crispi non è Bismarck” – è questo il senso della lettera inviata alla figlia Carina il 7 luglio 1898 da Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano. Bismarck, infatti, “era davvero un grand’uomo mentre Crispi è un ingegno squilibrato, e la sua famosa energia è intermittente, nervosa anzi nevrastenica…”

Questo è solo un saggio della ponderosa raccolta di documenti che riguardano la vita di Antonino di San Giuliano, personaggio di primissimo piano della politica estera italiana di inizio Novecento, così ben delineato nel libro di GianPaolo Ferraioli, che è ricercatore e autore di diverse opere sulla politica estera italiana durante l’età giolittiana. Il testo Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX secolo. Vita di Antonino di San Giuliano (1852-1914), edito da Rubbettino, è ora disponibile nelle librerie per gli appassionati di storia e politica italiana.

Discendente da un’antica famiglia nobiliare di origine normanna, San Giuliano iniziò la sua carriera politica a Catania, dove fu sindaco dal 1879 al 1882. Subito dopo fu eletto alla Camera dei Deputati e vi restò per oltre venti anni. Tra il 1887 e il 1896, appoggiò risolutamente i governi di Francesco Crispi, in particolare riguardo alla politica coloniale. Ma come – direte voi – costui critica Crispi in privato e lo appoggia in Parlamento? Certo, San Giuliano vedeva in Crispi un leader autorevole, almeno rispetto alla media degli statisti italiani del tempo, oltre a ritenerlo capace di affrontare i problemi del paese.

Dal web: Francesco Crispi

Era convinto che lo statista di Ribera avrebbe potuto fare la fortuna d’Italia, inserendola tra le grandi potenze del tempo e procurandole le colonie che dovevano ricevere gli emigranti per lavoro dal Mezzogiorno e dalla Sicilia.

Dal web: Fuerst Otto von Bismarck

Dopo la caduta di Crispi, San Giuliano entrò nelle fila della Destra conservatrice, guidata da Sidney Sonnino, ma, all’inizio del Novecento, scelse definitivamente di collaborare con Giovanni Giolitti. Nelle vesti di ministro degli Esteri durante il governo Giolitti, San Giuliano mantenne l’Italia ancorata agli alleati della Triplice Alleanza, Germania e Austria-Ungheria, che giudicava le due potenze più forti in Europa. Nel 1911, quindi, progettò e volle con fermezza l’impresa di Libia, poiché, dal suo punto di vista, questo territorio nord-africano avrebbe potuto sia ricevere gli emigranti siciliani, sia garantire all’Italia un posto da nazione protagonista nel Mar Mediterraneo.

San Giuliano raggiunse il momento culminante nella sua azione di politica estera nell’estate del 1914, quando dovette programmare la posizione dell’Italia di fronte allo scoppio della prima guerra mondiale. La sua prima scelta fu di mantenere il paese neutrale, anche perché comprendeva che l’impreparazione delle forze armate e l’arretratezza socio-economica non avrebbero permesso all’Italia di sostenere uno sforzo bellico pari a quello delle altre grandi potenze europee. Tuttavia, cercò di far capire all’Austria che avrebbe dovuto compensare l’Italia almeno con il Trentino, se non voleva che il governo di Roma prendesse la decisione di andare a ingrossare le fila dei nemici dell’Austria stessa e della Germania. Poi, però, avendo capito che le sorti della Grande Guerra potevano volgere a favore dell’Intesa anglo-franco-russa, il ministro degli Esteri siciliano approntò le basi del Patto di Londra, cioè dello strumento diplomatico che doveva permettere l’entrata in guerra dell’Italia, facendole ottenere in cambio il Trentino, la Venezia Giulia, l’Istria, Valona e altri compensi degni di una reale grande potenza dell’epoca.

San Giuliano però non riuscì a portare a termine questo compito, perché morì il 16 ottobre 1914, prima che l’intervento in guerra potesse essere effettuato. Egli, durante la sua vita di ministro, amava trascorrere le estati a Fiuggi, dove compose importantissimi documenti per lo sviluppo della politica estera italiana. Tutte queste vicende, insieme al racconto della vita trascorsa da San Giuliano in gioventù in Sicilia, sono descritte con dovizia di particolari nel libro di Ferraioli.

Fonte: settimanale “Momenti di vita locale”

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