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Carmelo Territo parla a proposito della vendita degli ex 51 lotti

Scritto da il 24 Ott 2010/ 21:37. Letto 1.128 volte. Registrato sotto Cronache, In evidenza, Politica, Ribera. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Non si è ancora chiusa la vicenda della vendita degli ex 51 lotti, un’area edificabile di 19.842 mq del territorio di Ribera tra le vie Nenni, Praga, Canova e Belgrado. Ad avere l’ultima parola sulle modalità di vendita di quest’area non è la Giunta, bensì il Consiglio comunale che, nella prima seduta utile, sarà chiamato a pronunciarsi sulla proposta di Giunta approvata il 18 settembre scorso. Essa prevede la vendita in blocco ad un unico acquirente dei 34 lotti, in cui è suddivisibile l’area per la realizzazione di altrettante villette, al prezzo di cessione di 2 milioni e 124mila euro circa. Gli oneri di urbanizzazione, ovvero strade, fognature ed altri servizi essenziali, il cui costo è stimato in oltre un milione di euro, saranno però a carico del potenziale acquirente, a differenza di quanto previsto dalla deliberazione commissariale n. 11 del 22 marzo 2010, tutt’ora vigente, che prevede la vendita dei lotti singolarmente, al prezzo di 165 euro al mq con le opere di urbanizzazione a carico del Comune. “Tale delibera del Commissario Ganci, approvata a marzo con i poteri della Consiglio comunale, è la modalità più corretta di vendita, soprattutto perché risponde alle aspettative dei tanti cittadini desiderosi di acquistare un lotto per costruirsi la propria abitazione” – a dichiararlo oggi è il vice Presidente del Consiglio comunale di Ribera, Carmelo Territo, che fa parte della terza commissione consiliare ai lavori pubblici, insieme ai consiglieri Pedalino, Inglese e Dinghile.
È la posizione ufficiale della Commissione?
«No, parlo a nome mio, non della commissione. Però ne stiamo ancora discutendo in quella sede perché è un argomento che merita grande attenzione.»
È vero che il Comune ha scelto la vendita in blocco perché non ha i soldi per realizzare le opere di urbanizzazione?
«Il problema è risolvibile, ad esempio accendendo un mutuo. In alternativa, il Comune potrebbe fare cassa con la vendita dei 15 lotti frontisti che danno sulle strade esistenti, come le vie Canova, Praga e Nenni, già servite dai servizi essenziali. E così realizzare le ulteriori opere di urbanizzazione necessarie per la vendita dei rimanenti lotti.»

È una soluzione tecnicamente possibile?
«Ho chiesto un parere al competente ufficio comunale e mi è stato detto riferito che per questi 15 lotti non esistono ostacoli al rilascio della concessione edilizia, poiché si affacciano su strade urbane già servite con l’acqua ad uso civile, l’illuminazione e la rete fognaria.»

Al prezzo di oltre 90mila euro per lotto chi è disposto a comprare?
«La gente è disposta a comprare, tant’è che molti cittadini mi chiedono per quale motivo non sia possibile venderli singolarmente, così come è stato previsto con delibera commissariale, e perché rivolgersi ad un unico acquirente. Consideriamo che si tratta di una zona centrale del Paese, dove c’è un’urbanizzazione quasi completa.»

Qualcuno avanza il sospetto che con la vendita in blocco dell’area si possa favorire qualche forma di speculazione. Qual è la sua opinione?
«A scanso di equivoci, la vendita in blocco o singolarmente porta la stessa cifra nelle casse comunali. Però, se noi come amministrazione vendiamo i lotti singolarmente, allora siamo certi che la destinazione d’uso dell’area rimarrà per case di civile abitazione. La vendita in un’unica soluzione, invece, può prestarsi ad altre finalità.»

Come pensate di utilizzare il ricavato della vendita dei lotti?
«Io non sono d’accordo con la proposta avanzata dall’assessore ai lavori pubblici Baldassare Tramuta di impiegare i soldi per rifare il manto delle strade comunali. Sarebbe più utile costruire o ristrutturare gli edifici comunali già esistenti, in modo da sgravare il Comune del costo degli affitti dei locali che ospitano l’economato e gli uffici finanziari comunali. I soldi potrebbero essere utilizzati per altre finalità di pubblica utilità, come il Teatro o la sistemazione dell’ex macello comunali, oppure per ristrutturare e rendere più sicure le palazzine realizzate dall’Istituto autonomo Case Popolari, alcune delle quali oggi versano in condizioni fatiscenti. Si potrebbero, ad esempio, anticipare le somme all’IACP per mettere l’Istituto nelle condizioni di realizzare gli interventi necessari di ristrutturazione e consolidamento delle strutture.»
Fonte: Agrigentoweb.it

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