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3^ cronaca della settimana in pillole – di Angelo Ruoppolo

Scritto da il 23 gen 2012/ 22:51. Letto 493 volte. Registrato sotto Agrigento, Caltanissetta, Canicattì, Cronache, Favara, In evidenza, Licata, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Realmonte, Ribera. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

14 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Cammarata, agli ordini del capitano Vincenzo Bulla,  hanno arrestato, Pietro Bandiera, 38 anni, operaio, di San Giovanni Gemini, che scontera’ 3 anni e 5 mesi di reclusione inflitti, con sentenza definitiva, nell’ambito dell’ inchiesta antidroga cosiddetta Everest.

14 gennaio, A Naro i Carabinieri hanno arrestato Calogero Scanio, 60 anni, per violazione di domicilio con violenza allorche’, frantumando con una chiave inglese la vetrata della porta d’ingresso, si e’ introdotto all’interno della proprieta’ della ex moglie.

16 gennaio, A Porto Empedocle, in via Dello Sport, nel quartiere Grandi Lavori, sono stati esplosi 4 colpi di pistola contro la fiancata e la portiera di una Fiat 500 Sporting, di colore nero, intestata ad un operaio empedoclino di 40 anni. Indagano i poliziotti del locale Commissariato agli ordini di Cesare Castelli.

16 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Massimo Amato, hanno arrestato, in flagranza di reato, Davide Faraci, 18 anni, di Licata, studente, sorpreso, in atteggiamento sospetto, a bordo di un ciclomotore, in possesso di 8 grammi di marijuana, suddivisi in 8 dosi pronte per lo spaccio.

16 gennaio, I Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato un romeno di 22 anni, S N L, ecco le iniziali del nome, sorpreso sul balcone di una casa privata in via Indipendenza, intento a forzare una finestra. Un complice del tentato furto e’ fuggito.

17 gennaio, Il pizzo sui parcheggi ad Agrigento. Operazione “Parcometro” dei Carabinieri di Agrigento e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. 4 arresti per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il presunto pizzo sui parcheggi, al metro delle minacce. “Si’, lavora qui come parcheggiatore, abusivo, ti proteggiamo noi, poi pero’ paga cio’ che spetta a noi”. I Carabinieri di Agrigento, pilotati da Riccardo Sciuto e Salvo Leotta, hanno arrestato 4 presunti ricattatori. Ed e’ intervenuta anche la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Si’, perche’ il Procuratore aggiunto, Vittorio Teresi, e la Sostituto, Rita Fulantelli, contestano ai 4 ammanettati l’ estorsione aggravata dal metodo mafioso. Si’, perche’ gli arrestati sarebbero stati parte di un clan che avrebbe taglieggiato i parcheggiatori di Agrigento brandendo l’arma della minaccia di ritorsioni e vantando conoscenze, amicizie e parentele con mafiosi. Ecco il presunto racket : “si’, parcheggiatore, pagaci tra i 20 e i 50 euro al giorno, sono soldi che servono per gli amici detenuti”. I posteggiatori vessati avrebbero lavorato tra San Leone, frazione marina di Agrigento, e poi alla Valle dei Templi, al piazzale della rotonda Giunone. Il pizzo sarebbe stato materialmente riscosso o a San Leone o al Centro commerciale a Villaseta. E di Villaseta sono originari i 4 in carcere : Pietro Capraro, 26 anni, oggi residente a Reggio Emilia e figlio di Alfonso, gia’ condannato al processo antimafia Akragas, poi Vincenzo Cacciatore, 47 anni, gia’ arrestato nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia “Ombra” e cugino del pentito Franco Cacciatore. Poi, Guido Vasile, 52 anni, ed il figlio Nicolo’, 30 anni. Nel corso della marcia delle indagini verso la cattura di Giuseppe Falsone, i Servizi segreti avrebbero segnalato alle autorita’ giudiziarie agrigentine che, in assenza di Falsone, sarebbe stato Vincenzo Cacciatore uno dei primi riferimenti di Cosa nostra al suo posto.

17 gennaio, Blitz dei poliziotti del Commissariato Frontiera a Porto Empedocle, agli ordini del vice Questore aggiunto, Cesare Castelli. La Polizia ha arrestato Andrea Zambito, 19 anni, e due minorenni di 17 anni. I tre avrebbero assaltato, a scopo di rapina, una coppia di ultraottantenni, residenti a Porto Empedocle in una villetta in contrada Durrueli. I due pensionati hanno urlato terrorizzati, i tre li hanno minacciati di morte, ed hanno tentato di forzare l’ ingresso della villa a colpi di bastone, zappa e pietre. Sul posto, allarmate dal 113, sono tempestivamente intervenute le Volanti. I tre hanno tentato di fuggire nelle campagne ma sono stati inseguiti e acciuffati.

17 gennaio, Accogliendo il ricorso proposto dal difensore, l’avvocato Giovanni Castronovo, la prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Gianfranco Garofalo, ha ridotto da 4 a 3 anni la condanna che e’ stata inflitta in primo grado, il 18 maggio del 2011, in abbreviato, a Calogero Bellavia, 22 anni, di Favara, vivandiere del superlatitante Gerlandino Messina, arrestato il 23 ottobre del 2010 allorche’ si sarebbe occupato di rifornire di cibo e bevande il capo di Cosa Nostra agrigentina nel covo di Favara, in Corso Stati Uniti.

18 gennaio, Il Giudice per le udienze preliminari presso il Tribunale dei minorenni di Palermo, Salvatore Caponnetto, ha condannato a 10 anni di reclusione Pino Caravotta, il quindicenne di Palma di Montechiaro responsabile dell’omicidio dello zio Damiano Caravotta, ucciso con 3 colpi di pistola al culmine di una lite familiare l’ 11 maggio del 2011. Il Pubblico ministero, Paola Caltabellotta, ha invocato la condanna dell’ imputato a 16 anni di carcere. Sono state pertanto accolte le istanze del difensore di Caravotta, l’ avvocato Giovanni Castronovo, essendo stata esclusa l’aggravante della premeditazione, ed essendo state concesse le attenuanti generiche ritenute prevalenti all’ aggravante dei futili motivi.

18 gennaio, Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Annalisa Russello e Angelo Farruggia, il Tribunale di Agrigento ha condannato gli autori della cosiddetta seconda strage di Porto Empedocle a risarcire a favore di Giuseppe Volpe e Maria Concetta Vecchia, che sono rispettivamente padre della vittima innocente Stefano Volpe, e moglie della vittima innocente Giuseppe Marnalo, la somma di 308 mila euro ciascuno, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data della strage, il 4 luglio 1990, quindi altri 250mila euro ciascuno. Per la strage scontano l’ergastolo, definitivo, Giuseppe Grassonelli, Giuseppe Pullara, Aurelio Cavallo, Orazio Paolello, Vincenzo Spina, e Carmelo Ivano Rapisarda.

18 gennaio, Ancora furti di cavi di rame nell’agrigentino. Tra Canicatti’ e Palma di Montechiaro sono stati abbattuti i pali telefonici e sono stati rubati circa 400 metri di cavo di rame. Telecom Italia ha gia’ presentato denuncia ed e’ impegnata a riattivare le linee telefoniche, ovviamente pregiudicate dal taglio. Nella sola provincia di Agrigento, nel 2011, si sono susseguiti oltre 100 furti e sono stati rubati piu’ di 50 chilometri di cavi di rame. Sono in fase di sperimentazione alcuni sistemi di vigilanza alquanto sofisticati.

18 gennaio, Al Tribunale di Agrigento, il Giudice per le udienze preliminari, Valerio D’Andria, ha emesso la sentenza al processo, in abbreviato, frutto dell’ inchiesta antidroga cosiddetta “Sorgente”. Sono stati assolti Giacinto Piazza di Canicatti’ e Calogero Messina di Caltanissetta. Poi, 2 anni e 8 mesi di carcere sono stati inflitti ad Angelo Brunetto di Racalmuto. Marco Ragusa di Canicatti’, 1 anno e 6 mesi. Eleonora Salamone di Agrigento, 2 anni e 8 mesi, e Mario Fuca’ di Agrigento, 2 anni. Poi, Salvatore Puma di Racalmuto, 1 anno di reclusione. Inoltre, l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto e’ stato condannato a 4 mesi di reclusione, pena sospesa, per istigazione alla corruzione, a fronte dell’ imputazione iniziale, poi derubricata, di concussione a danno di Girgenti Acque allorche’ avrebbe chiesto a Giuseppe Giuffrida, amministratore delegato di Girgenti Acque, di versargli dei soldi per non danneggiare la societa’ con iniziative legali. Il reato non si sarebbe consumato a causa dell’ opposizione di Giuffrida. Nel processo si sono costituiti Parte civile Confindustria, il consorzio “Tre sorgenti” e Girgenti Acque.

18 gennaio, Al Palazzo di Giustizia di Palermo, a conclusione della requisitoria, la Procura generale presso la Corte d’Appello ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione a carico di Onofrio Centinaro, 47 anni, di Alessandria della Rocca, imprenditore edile, che l’ 8 febbraio del 2010 avrebbe scagliato 7 coltellate mortali al petto del compaesano Antonio Mendola, 37 anni, colpevole di avere inveito contro il figlio di Centinaro, Giuseppe, oggi 18enne. In primo grado, il 9 gennaio del 2011, il Tribunale di Sciacca ha condannato Centinaro, giudicato in abbreviato, a 16 anni e 8 mesi di reclusione. Domani sono in programma le conclusioni delle parti civili e dei difensori.

19 gennaio, E’ morto, al Reparto di Prima Rianimazione dell’ospedale Civico di Palermo, l’operaio Giuseppe Scrimali, 51 anni, di Licata, che il 13 gennaio scorso, a Licata, nella zona residenziale “Villaggio dei Fiori”, in via Trazzera Piazza Armerina, intento a lavorare sul tetto di un deposito di articoli sanitari, e’ precipitato da quasi 5 metri quando il soffitto e’ sprofondato.

19 gennaio, La Guardia di Finanza di Agrigento ha sequestrato, ad Agrigento, Realmonte e Canicatti’, circa 3mila tra cd musicali e dvd con film duplicati illegalmente, con relativi masterizzatori e confezioni, e circa un centinaio di scarpe con i marchi falsificati. Sono tre le persone denunciate, tra cui due titolari di altrettante videoteche.

19 gennaio, Accogliendo il ricorso proposto dai difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo, Stefano Santoro ed Enrico Quattrocchi, la seconda sezione della Corte d’ Appello di Palermo, presieduta da Salvatore Barresi, ha assolto i favaresi Francesco Tuzzolino e Pasquale Patti, entrambi di 25 anni, condannati in primo grado dal Tribunale di Agrigento a 6 anni di reclusione ciascuno per violenza sessuale nei confronti di una giovane donna. Nel maggio del 2006, la giovane, dopo aver consumato un rapporto sessuale con i due favaresi, denuncio’ Patti e Tuzzolino asserendo di essere stata violentata dopo aver bevuto dello spumante che le avrebbe provocato uno stato di ebbrezza. Patti e Tuzzolino sono stati arrestati, hanno trascorso un anno in reclusione, tra carcere e domiciliari. Adesso, la sentenza di assoluzione della Corte d’Appello di Palermo. Gli avvocati Giovanni Castronovo, Enrico Quattrocchi e Stefano Santoro commentano : “ vogliamo dedicare questo successo professionale al compianto amico e collega Enzo Fragala’, con il quale, in primo grado, avevamo avuto l’onore di condividere la difesa dei due favaresi. L’ assoluzione e’ motivo di grande felicita’, perche’ e’ stata acclarata l’estraneita’ di due giovani favaresi,di buona famiglia, la cui vita era stata distrutta da questa terribile vicenda processuale ”.

19 gennaio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Valerio D’Andria, ha condannato 5 persone, tutte di Villaseta, accusate di lesioni personali, minacce e ingiurie. I reati contestati risalgono al periodo compreso tra il giugno 2008 ed il gennaio 2009. A seguito della separazione di due coniugi si sarebbe scatenata una persecuzione compiuta dall’ex marito, in concorso con alcuni parenti e amici, a danno dell’ex moglie e del suo nuovo fidanzato, che sarebbero stati piu’ volte aggrediti, minacciati e ingiuriati. Il giudice ha condannato Roberto Desiri, di 32 anni, a 5 mesi di reclusione. Alfredo Desiri, di 38 anni, a 2 mesi. Francesco Desiri, di 65 anni, a 3 mesi. Gaetano Licata Amri, di 28 anni, a 3 mesi. Giuseppina Pirrone, di 57 anni, a 2 mesi. Gli imputati sono stati condannati al pagamento del risarcimento dei danni a favore della parte civile.

19 gennaio, Il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio l’ ex sindaco di Porto Empedocle, e attuale consigliere provinciale di Grande Sud, Orazio Guarraci, imputato di diffamazione a danno del sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, allorche’ Guarraci, tramite un esposto alla Procura e nel corso di uno spazio autogestito televisivo, ha accusato Firetto di avere compiuto illegalita’ elettorali in occasione delle amministrative del giugno 2006. Le accuse di Guarraci sono state archiviate.

19 gennaio, Ad Agrigento, al Viale della Vittoria, all’ interno della Villa Bonfiglio, i poliziotti della Narcotici della Squadra mobile, agli ordini di Corrado Empoli, hanno arrestato un giovane tunisino, sorpreso in possesso di 20 grammi di hashish suddivisi in stecche. Altri nordafricani sono stati controllati sul posto.

19 gennaio, La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta dal Tribunale a Constantin Botanescu, 30 anni, originario della Romania, imputato dell’ omicidio dell’anziana di Ribera, Vincenzina Galati, uccisa la notte tra il 26 e il 27 febbraio del 2006 al culmine di una rapina. Per lo stesso delitto sono stati gia’ condannati al carcere a vita anche altri due romeni, Liliana Doinica Hunuzau, di 29 anni,   e Mihai Daniel Maftei, di 25 anni.

19 gennaio, I Carabinieri della Stazione  di Camastra hanno arrestato Emanuele Costanza, 41 anni,  di Camastra, che scontera’, ai domiciliari, una condanna definitiva ad 1 anno di reclusione per furto aggravato, commesso a Sciacca il 17 febbraio 2009.

19 gennaio, Il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio 7 medici dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento imputati di omicidio colposo. Nel 2005, i familiari di una pensionata, morta vittima di una neoplasia, presentarono un esposto al fine di accertare la sussistenza di eventuali responsabilita’ a carico dei medici. Il Gip ha disposto l’imputazione coatta dei medici dopo due richieste di archiviazione da parte della Procura ed altrettante opposizioni dei familiari. Prima udienza il 27 marzo.

20 gennaio, A Porto Empedocle, Giuseppe Adorno sarebbe stato ucciso dal suo ex compagno di scuola, Giuseppe De Rubeis. Sul volante dell’ automobile di De Rubeis sono state scoperte tracce di residui di polvere da sparo. Poi, il giorno della sparizione di Adorno, il 24 agosto del 2009, De Rubeis avrebbe costruito un falso alibi. Grazie alla complicita’ piu’ o meno consapevole di un commerciante, avrebbe raccontato alla Polizia che lui, De Rubeis, idraulico, lo stesso giorno e’ stato impegnato nel negozio, per compiere dei lavori di elettricita’. Giuseppe De Rubeis sarebbe stato a conoscenza dei contrasti tra gli Adorno e i fratelli Giuseppe, Gerlando e Giovanni Distefano. La rivalita’ si sarebbe scatenata perche’ gli Adorno avrebbero acquistato all’asta pubblica degli immobili di proprieta’ dei Distefano. E cosi’, Giuseppe De Rubeis avrebbe accusato i tre Distefano e il loro parente, Giuseppe Filippazzo, come i responsabili dell’ omicidio di Giuseppe Adorno. L’arma del delitto usata da De Rubeis sarebbe stata la stessa pistola che De Rubeis avrebbe venduto a Giuseppe Adorno per 1.100 euro, e che poi, dopo alcuni mesi, fu restituita a De Rubeis. La compravendita avrebbe provocato tra i due contrasti economici, e poi De Rubeis avrebbe coltivato una dilaniante gelosia verso la moglie. Ecco il presunto movente dell’assassinio. I magistrati agrigentini hanno presentato il ricorso, dopo l’archiviazione del Giudice per le indagini preliminari a favore dei 5 indagati, tra cui lo stesso De Rubeis, per insufficienza degli elementi capaci a sostenere il giudizio. Adesso, i nuovi elementi hanno invece sostenuto l’appello del Procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo, e del Sostituto, Giacomo Forte. Semaforo verde dal Tribunale del Riesame di Palermo alla misura cautelare in carcere a carico di Giuseppe De Rubeis, 26 anni di eta’. Gip e’ primo grado, Riesame e’ secondo, adesso e’ atteso, entro pochi giorni, il terzo verdetto, la Cassazione.

(di Angelo Ruoppolo)

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